Superleague: rivoluzione Europea, i potenti invocano indipendenza

Superleague: rivoluzione Europea, i potenti invocano indipendenza

fonte foto: twitter @la_patrizia

Di patina in patina, come una glassa fatta da Knam sullo sterco putrido e decomposto dei cavalli nell’ippodromo. Armature d’avanguardia, nonostante siano vestiti da cyborg puzzano di carne, di quelle sporche carni di cui siamo fatti, delinquenti in borghese, mistificano e maneggiano dietro scrivanie dorate, professano l’uguaglianza, l’eticità, si indignano delle malefatte altrui per poi pisciare addosso a coloro i quali hanno fatto si che diventassero ricchi.
Se il 1789 è stato l’anno della Presa della Bastiglia e della Rivoluzione Francese, il 2021, a livello calcistico sarà ricordato sicuramente come l’anno della rivoluzione.

Nel 1789 la rivoluzione è partita dal popolo per sovvertire il potere, qui il procedimento è esattamente l’inverso.
Padroni biechi professano il bene, agiscono nel male, come nel capitalismo di Marx come in Metropolis di Fritz Lang, sfruttano la forza lavoro per ingrassare i loro culi di damigiana, danno lustro all’ atavico sillogismo Servo-Padrone. Quello che sta accadendo in queste ore nel mondo del calcio è l’immagine della società in cui viviamo, consumismo individualista. Basta farsi un giro per le vie delle città del mondo di oggi , ci riversiamo in massa con la testa china in metro, uffici e Bureau ma mai senza il nostro piccolo mondo portatile.

Il mondo di oggi, di dirompente cinicità cavalca le onde verso un Eldorado ricoperto di monete e banconote con la violenza di un offshore spinto a manetta e privo di ogni stato di violenta e persistente emozione (passione). All’alba del secolo “digitale” un celebre film si è fatto vettore di una verità ineluttabile “le cose che possiedi alla fine ti posseggono”. È così, siamo sempre alla ricerca di qualcosa di più, per appagare la nostra voglia di dominio verso il prossimo, puntiamo all’ultimo piano del Burj Khalifa per guardare il mondo dall’alto verso il basso e compiacerci di quanto siamo grandi e di quante formiche ci siano sotto le nostre suole, senza considerare che senza quelle formiche non ci sarebbe grandezza, non ci sarebbe unità di misura.

Il vero calcio

Il calcio è una di quelle vecchie storie, che acquisiscono epica attraverso il tramandare, come tu che ami lei ma lei ama un altro e l’altro alcune volte può essere anche il tuo migliore amico, ma ci sono anche altre vecchie storie come quella dell’uomo che attraverso diverse manifestazioni, dalla notte dei tempi, è in terra solo per esercitare una cosa: il potere. Il calcio non è un sport e basta non è un Business e basta. Il calcio riempie le nostre vite di altre storie. Storie che vengono da campi impolverati e asfalti dissestati, il calcio è stato l’unico sogno possibile almeno per un istante nella vita di ogni bambino, da 150 anni a questa parte.

Il calcio è morto, forse è stato l’ultimo soldato a resistere alla scalfire brutale di questo tempo nichilista che spazza via tutto. Uno scugnizzo che cerca la sua principessa. Un garzone che un giorno siederà su poltrone importanti “Pelusa” che diventa “Pibe de Oro”. Il calcio è fatto della stessa sostanza dei sogni così come la vita.
Il pallone è della gente come l’amore. Lunga vita al calcio, quello vero.

Valerio Romano