Nemo propheta in patria?

Nemo propheta in patria?

fonte foto: Twitter @BresciaOfficial

Ci sono degli sportivi ai quali siamo propensi sempre a dare una seconda, terza ed a volte quarta, chance. Non sappiamo bene né il perché, né quanto spesso ciò possa accadere. Ma cicliclamente ci troviamo a farlo.

I fans italiani di calcio

Spesso lo hanno fatto con Mario Balotelli. Un giocatore da sempre in grado di spaccare in due l’opinione pubblica. O lo ami o lo odi, dicevano in molti nel 2012. Ma dall’estate dell’europeo organizzato da Polonia ed Ucraina, sempre più persone sono passate dalla parte dell’odio per Mario e sempre meno da quelle dell’amore. Effettivamente il talento originario del Ghana suscita negli spettatori sentimenti simili a quelli che un wrestler, un heel in particolare, solitamente suscita. Molto odio perché è spesso l’antagonista che preferisce ricevere i fischi del pubblico, piuttosto che gli applausi. Effettivamente se vogliamo tornare ancora più indietro nel tempo, potrebbe essere la rappresentazione moderna di un gladiatore, di quelli su cui il pubblico non aveva dubbi e che in caso di sconfitta si sarebbe trattato di pollice verso, ma che avrebbe tratto forza dall’avere l’arena contro.

Cosa rappresenta oggi

Ma fatti i dovuti paragoni storici, cosa rappresenta Balotelli oggi? Per anni si è provato a farne l’esempio del nuovo italiano che avanza, dell’italiano figlio di immigrati o adottato. Che ama il suo Paese e che lo difende sui campi sportivi. Questo paragone è diventato presto un macigno che lo ha schiacciato e da cui si è allontanato, volendo giustamente essere “solo” Mario e non il simbolo di un integrazione che sfida anacronistiche prese di posizione, di politici e parte della popolazione italiana, che non si sono resi conto di come il mondo stia cambiando. Questa però è stata la prima occasione persa da Mario Balotelli. Che dopo quel famoso europeo già citato si è cucito addosso la fama da bad boys. Estromesso di fatto dalla nazionale dai suoi stessi compagni, dopo gli scarsi risultati del mondiale in Brasile 2014. Anche nelle squadre di club, ha sempre alternato piccoli e brevi lampi del suo talento, a tante prestazioni svogliate ed indolenti. Tanto che anche il Milan, sua squadra del cuore si è liberata di lui. Inoltre spesso si è trovato sulle prime pagine di cronaca, per le sue burrascose storie amorose o per comportamenti al limite della legalità.

La svolta

Ma le chiacchiere e le pagine scritte su di lui, non saranno mai abbastanza, in confronto al talento depauperato. Perché se non gli si può fare una colpa per il non voler essere diventato un simbolo. La critica che gli si può muovere è quella di aver sprecato un talento sopraffino ed una prestanza fisica, mai viste combinate su un giocatore di nazionale italiana. Così questa estate ci siamo trovati di nuovo a pensare, se odiarlo o amarlo. Se era giusto che il Brescia lo riportasse a casa o se fosse solo un colpo mediatico? Se possa essere utile per la salvezza delle Rondinelle o se leverà spazio ai ragazzi che si sono conquistati la promozione? E lui in silenzio ha lavorato. Si è preparato, ha come al solito fatto rummore, quando gli è stato chiesto della sfida contro la Juventus. Poi contro il Napoli è tornato al goal. Non un goal che è valso punti, ma un goal importante, per ribadire per l’ennesima volta che Balotelli è ancora un giocatore e che ha scelto la Serie A e non l’MLS o la Cina per guadagnare soldi. Che è tornato per guadagnarsi un posto agli europei. Posto che potrà avere, forse solo a suon di goal e convincendo uno dei suoi più grandi estimatori, il CT Roberto Mancini.

E allora come da titolo nemo propheta in patria? O da casa sua, nella città che ha dato gli ultimi anni di gloria a Roberto Baggio, può rinascere per l’ennesima volta, questa volta definitivamente, Mario Balotelli?

Flavio Sarrocco

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