La Roma mangia allenatori | Quanto è difficile allenare nella capitale

La Roma mangia allenatori | Quanto è difficile allenare nella capitale

fonte foto: @OfficialASRoma

Tra qualche settimana siederà sulla panchina l’ennesimo nuovo allenatore della storia della Roma (probabilmente Maurizio Sarri). Soprattutto negli ultimi 10 anni la panchina giallorossa ha vissuto degli scossoni importanti. Da cosa è dovuto questo cambiare ogni anno la guida tecnica del club capitolino? Sicuramente i risultati ottenuti non sono stati buoni, nonostante una semifinale di Champions League e una, tutt’ora in corso, in Europa League. In entrambe le occasioni, però, la gara di andata ha deciso il mancato passaggio del turno per la Roma (salvo miracoli nel ritorno contro il Manchester United, dove si dovrà ribaltare il 6-2 dell’andata). Ormai un trofeo nella capitale, sponda giallorossa, manca dal lontano 2008, quando la Roma dell’allora tecnico Luciano Spalletti vinse la Coppa Italia.

Tanti allenatori in 10 anni

Quel Luciano Spalletti che era ritornato nel gennaio del 2016, dopo l’esonero di Rudi Garcia. Già, il tecnico francese. Qualcuno ricorda Roma-Spezia di Coppa Italia? Beh, lì qualche giocatore la fece proprio sporca (basti rivedere la partita, ndr). Ma partiamo dall’inizio, perché questi allenatori hanno tutti un minimo denominatore comune. La nuova Roma americana, targata Di Benedetto, nell’estate del 2011 scelse di affidare un nuovo progetto da zero a Luis Enrique, tecnico emergente delle giovanili del Barcellona. Il suo calcio, però, come primissima esperienza, fatto di ‘tiki taka’ non era proprio l’ideale per il campionato italiano. L’asturiano, che poi vinse con il Barcellona negli anni successivi rispettivamente Liga (2), Champions League, Supercoppa Uefa, Mondiale per Club, Coppe spagnole (3) e una Supercoppa spagnola, dopo 12 mesi, o poco meno, fu esasperato nel vero senso della parola. Come prima esperienza una piazza calda come quella di Roma sicuramente lo formò dal punto di vista personale e professionale, ma lo distrusse fisicamente e mentalmente. L’estate successiva, nel 2012, la Roma richiamò dopo 14 anni Zdenek Zeman, fresco di promozione in Serie A col Pescara. Per il boemo le cose non cambiarono, anzi fu esonerato e la stagione si concluse con il fatidico 26 maggio. Per lui fu fatale una sconfitta in casa contro il Cagliari, dove il protagonista assoluto fu Goicoechea, autore di una clamorosa autorete (di quella partita e di quella stagione si potrebbe chiedere a qualche calciatore cosa ne pensasse del tecnico, ma ognuno tragga le proprie conclusioni e considerazioni).

eusebio di francesco
fonte foto: Twitter @MisterDiFra

Dunque, fuori Luis Enrique, fuori Zeman e fuori, anche se per un breve periodo e quindi non considerabile, Aurelio Andreazzoli, tecnico che concluse la stagione della Roma del 2012/2013. La stagione del rilancio è quella successiva, con Walter Sabatini e James Pallotta che scelsero di ripartire da Rudi Garcia, che dopo 10 vittorie in 10 giornate rimise la ‘Chiesa al centro del villaggio’. L’esperienza nella capitale del tecnico francese durò 2 anni e mezzo, fino a quando la Roma non usci malamente in Coppa Italia contro lo Spezia nel dicembre del 2015, sconfitta che pesò nelle partite successive e che costò poi l’esonero di Garcia. Anche in quel caso le prestazioni di due giocatori su tutti furono molto dubbie, per non dire altro. Fuori anche il francese. Poi arrivò Spalletti che durò una stagione e mezza. La seconda esperienza a Roma con il tecnico toscano si concluse con il suo saluto con la celebre frase ‘non escludo il mio ritorno’, ma anche con l’addio al calcio di Francesco Totti, storico capitano della Roma. Dopo Spalletti arrivò Eusebio Di Francesco. L’ex giocatore della Roma, aveva fatto molto bene a Sassuolo. Cosa si ricorda la gente di Di Francesco sulla panchina? Il percorso europeo in Champions League, conclusosi con l’uscita in semifinale contro il Liverpool di Klopp. Anche in questo caso, però, la storia finisce male, perché il tecnico abruzzese fu amaramente esonerato: dopo l’uscita dalla Champions, seguita al ko nel derby con la Lazio, il club giallorosso solleva dall’incarico il tecnico.

ranieri

Un romano a Roma

A tornare sulla panchina della squadra capitolina, questa volta non è Luciano Spalletti, ma Claudio Ranieri. Il tecnico giallorosso dura pochi mesi, viene chiamato per risollevare una squadra che per l’ennesima volta era ridotta in macerie. Bastano tre mesi all’allenatore romano per riprendersi, forse, tutto quello che gli era stato sputato addosso dalla piazza qualche anno prima. Sì, perché un rocambolesco Genoa-Roma 4-3, costò proprio la panchina al romano e romanista, che in quegli anni, precisamente tra il 2010 e il 2011, aveva ricevuto una marea di soprannomi, talmente tanti che neanche li ricordiamo o forse non li vogliamo ricordare (e anche in quella partita le domande più che al tecnico le vorremmo fare ai giocatori, ma anche in questo caso lasciamo trarre la conclusione a chi vuol capire). Il tecnico torna, dunque, a Roma dopo il miracolo compiuto col Leicester in Premier League, sotto tutti gli occhi dei tifosi internazionali, non solo inglesi. Finito l’aiuto di Ranieri, ma anche di Daniele De Rossi, che termina la sua avventura capitolina per chiudere la carriera al Boca Juniors, a Roma arriva Paulo Fonseca. Tecnico giovane che aveva fatto molto bene con lo Shakhtar Donetsk. Per Fonseca il primo anno è tutt’altro che semplice, non solo per la pandemia legata al Covid, ma anche per aver dovuto gestire interamente da solo (vorrei scriverlo in maiuscolo) prima la vicenda Petrachi e poi quella legata alla cessione della proprietà, con un Pallotta assente dalla capitale ormai da molti mesi. Fonseca, un uomo solo, che a Trigoria in un anno ha dovuto gestire praticamente tutto quello che poteva gestire. La stagione però si conclude con una qualificazione in Europa League (quinto posto in campionato nella stagione 2019/2020) e l’eliminazione dalla stessa agli ottavi di finale contro il Siviglia.

Fonseca ai titoli di coda

Nuova proprietà, ma non nuovo allenatore. I Friedkin confermano Paulo Fonseca sulla panchina della Roma, anche perché il portoghese ha ancora un anno di contratto. Appena arrivati, i nuovi proprietari statunitensi vogliono capire per filo e per segno tutto quello che accade dentro e fuori Trigoria. Arrivati al culmine di questa stagione, la 2020-2021, condizionata anche questa dal Covid, sta per arrivare l’ennesimo nuovo allenatore della storia giallorossa, che potrebbe essere Maurizio Sarri. Questa è stata l’annata in cui per ben due volte la Roma è riuscita a perdere a tavolino, prima un errore di lista nella prima giornata di campionato, poi un errore tecnico di Fonseca e del team manager, che hanno effettuato un cambio in più in Coppa Italia, dove è arrivata l’ennesima pessima figura, anche qui, degli ultimi anni.

tifosi as roma
fonte foto: Twitter @PFonsecaCoach

CONSIDERAZIONI FINALI – In tutti questi anni, chi ci ha sempre rimesso, sono stati i tifosi della Roma. Inguaribili ottimisi, pronti sempre a ripartire anche dopo disfatte pesanti e umiliazioni incancellabili. A questo però, va anche aggiunto che sistematicamente ogni allenatore che passa a Trigoria, viene mediaticamente mangiato, da una piazza dove ci sono decine di radio e siti che parlano quotidianamente di Roma (anche di Lazio, ma molto più di Roma), dove i giornalisti sono più tifosi che, ‘appunto’, giornalisti (e non c’è nessun problema, ma nello giudicare non si è obiettivi), dove si gode per l’esonero di un tecnico, dove si tifa un allenatore, dove si insulta quest’ultimo, e chi più ne ha più ne metta.

A tutto questo dobbiamo DOVEROSAMENTE aggiungere l’inspiegabilità di quanto accade nella preparazione fisica dei calciatori. Abbiamo perso il numero dei tanti infortuni muscolari e non capitati ai giocatori che passano per Trigoria. Cambiano i preparatori, cambiano i campi che vengono rifatti quasi ogni anno, ma la sostanza non cambia. La Roma continua a ricevere infortuni di piccola o grande entità, anche qui, sistematicamente. E’ difficile arrivare ad una soluzione, perché probabilmente non la si sa neanche all’interno delle proprie mura.

Adesso il compito più difficile lo lasciamo ai Friedkin (da quando sono arrivati non hanno ancora lasciato una dichiarazione ufficiale, se non per l’annuncio dell’acquisto del club o si sono presentati in conferenza stampa), i quali stanno pensando a come migliorare questa Roma, sia all’interno che all’esterno. Si ripartirà dal punto di vista tecnico, nel rivoluzionare una rosa piena di esuberi e di giocatori con un ingaggio monstre (vedi Pastore), migliorandola a partire da un allenatore che ha vinto un’Europa League col Chelsea e un campionato con la Juventus.

Concludendo, la colpa è sempre e soltanto dell’allenatore? La scelta del tecnico è sempre stata sbagliata in questi anni? La rosa della Roma viene sempre sopravvalutata? A voi le risposte.

Michele Spuri

Direttore responsabile SportCorner.net. Nato a Roma, classe '92, sin da piccolo ha la passione per lo sport (calcio e tennis in primis). Si cimenta nei suoi primi articoli creando un piccolo blog, prima di entrare a far parte di alcune redazioni di testate giornalistiche. Laureato in 'Scienze della Comunicazione' e 'Informazione, Editoria e Giornalismo'. Giornalista pubblicista | Speaker radiofonico | (Ex) Radiocronista Virtus Roma | Inviato Giro d'Italia | Inviato Internazionali d'Italia